sabato 3 giugno 2017

Fayum - 2


Il Fayum è il mondo contadino, dei fellah'in. Si riconoscono anche al Cairo perchè vestono con la galabyia, la veste lunga con i bottoni dal torace al collo, e spesso il turbante (un asciugamano avvolto con noncuranza intorno al capo).

Che cosa dire del Fayum? il sito dove sono stati trovati i ritratti a colori sulle tavolette, in cui riconosci occhi colori espressioni di persone ... Per me è stata una lunga corsa in macchina, in compagnia della polizia, interrotta da poche soste per visitare alcuni luoghi. Come Tunis, una cittadina "nota" per la produzione di ceramiche artistiche. E' una Albisola egiziana, turistica in un'area in cui il turista per ora non esiste. Con workshop di ceramica dove non capisco se l'influsso delle ceramiche del nord europa ha creato e fatto diventare famoso uno stile, o viceversa lo stile di quaggiù ha formato ceramisti tedeschi, ecc...Il gusto di questi vasetti è sì etnico ma con una fortissima contaminazione con il gusto che io conosco come centro-nord europeo. Visito un paio di atelier con ragazzi egiziani che ci lavorano e mi piacciono pure molto questi oggetti, anche se continuo a non sentirli genuinamente autoctoni.

Da Tunis verso El Nazla incontro il mio Fayum. Ho visto delle foto di El Nazla, "centro" della terracotta, e chiedo se mi ci portano. E' a una trentina di km da Tunis, fuori della rotta lineare della Lake Tourist Road. Senza la Polìs non ce l'avremmo mai fatta: le strade non portano nomi e i poliziotti si fermano ad ogni incrocio a chiedere info. E così incontro i fellah'in in tutte le salse: grassi e magri, bruciacchiati o barbuti, giovani e vecchi, a piedi o a cavallo dell'asinello o sui tuk-tuk, che più ci si avvicina alle città più ingombrano le strade.
La strada è lunga e costeggiata finalmente da campi verdi raggianti, con palmeti, alberi, animali, persone che raccolgono da terra o zappano sotto il sole (shams) dei 41°. Bufale, mucche e tori, capre e cani dalle orecchie a punta come Anubi, oche, uccelli migratori, asini. Quasi tutti i fellah'in cavalcano in modo da assecondare il passo dell'asino, muovendo le gambe avanti e indietro. E vedo piedi nudi o in ciabatte o in scarpe che oscillano avanti e'ndrè, sù e giù a velocità e a ritmo diverso. Credo che sia lo stesso movimento che fa chi va a cavallo e si alza sulle staffe e si risiede sulla sella.

Eucalipti enormi ai fianchi delle strade. Anche qui tanta spazzatura, cementata nel limo. Pompe che sparano acqua fuori dai canali che comunque e bene o male portano l'acqua del Nilo. E su questi canali si può attraversare su tronchi di palma gettati di traverso tra le due sponde, alcuni cementati come se fossero lì da sempre.

La volante continua la sua corsa. Dico a Hani di non andare tanto forte, lui forse capisce, ma la forza di suggestione della polizia è troppo forte anche per lui, che è un semplice. La corsa si ferma bruscamente ogni qualche centinaio di metri per i dossi di cemento. Ognuno ha un suo modo di prendere i dossi e la polizia, seguita da Hani, prende i dossi di traverso, in modo da bilanciare il peso della macchina prima su una ruota poi sull'altra per non far toccare sotto.

El Nazla finalmente. Un centro come altri, ma arriviamo diretti lungo le sponde del braccio del Nilo e vedo i primi forni dei terracottari. Ci fermiamo e con Hani scendiamo verso i forni e subito in mezzo a cataste di terracotta. Cumuli di bacili, di varie dimensioni, strani oggetti che sembrano caschi per palombari con due entrate (forse sono giunti per tubature) e giare panciute che starebbero in piedi solo se appoggiate sulla sabbia. C'è solo questa produzione. Sono prodotti grezzi, ma proprio grezzi. Per intenderci non sono come le terrecotte...il coccio delle nostre parti, ma hanno una grana grossa...Li ho qui sotto gli occhi perchè ne ho comprato un "set". I bacili ...o coppe sono di due colori, di due materiali diversi: oltre al coccio ci sono quelli di colore grigio. 

Il "ceramista" che mi segue è un uomo minuto e avrà 40 anni, con i baffetti, sorridente, che lavora tutto il giorno sotto il sole e sforna terrecotte su terrecotte che poi restano lì, all'aperto.
"Chiedo" come fa a fare le coppe griige e allora mi prende per mano e mi porta in una casupola e si mette a lavorare, con il suo aiutante. Oltre a me e Hani ci sono 5 o 6 bambini e ragazzetti che stanno a vedere. Insomma...le terrecotte grigie sono fatte con un impasto di terra (che a me ha insospettito per il colore marroncino...color merda) e paglia sminuzzata. Lo riprendo in video col telefono e non esiste altro al mondo in quel momento.

All'uscita il suo assistente mi chiede il bakshish, ma... piuttosto preferisco comprargli tutto un set di bacili, coppe varie e anche una di quelle fatte con la "terra e paglia". Ora sono qui per terra in casa e non saprei che cosa farne. Ma...mai più senza.

La polizia ci ha lasciato liberi ben avanti sulla strada del Cairo, poco prima di vedere le piramidi di Giza. Ci passiamo vicini. Sono enormi.


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